Stallone, Sveva

Intervista a Sveva Stallone, curatrice di Viaggi interstellari

L’autore

Per Sveva Stallone la passione per la fantascienza nasce assieme ai primi episodi di Star Trek TOS (The Original Series), nel 1968. Da piccoli sognare è facile e i giochi preferiti negli anni Sessanta diventano subito viaggiare su un’astronave o lanciare i razzi dalle rampe di lancio (realtà e fantasia all’epoca erano più vicine, grazie a un intenso programma spaziale). Appassionata sin da piccola di tutto ciò che è tecnologico e di una grande capacità comunicativa, da grande riuscirà poi a fare convergere queste due qualità, lavorando come giornalista informatica. L’incontro con l’editore in riga e il lancio della collana Space & Science Fiction sono la naturale evoluzione nella fantascienza, ancora poco considerato in Italia.

Come autore ha un blog, un sito, una pagina Facebook o altro che i lettori possono consultare per comunicare eventualmente con lei? 

Sì, dal 2015 ho aperto il blog Svevanet, all’indirizzo https://www.svevanet.com ed è conosciuto sulla Rete come “Il Corriere della Sveva”, in omaggio alla mia natura giornalistica. L’indirizzo per contattarmi è svevastallone@svevanet.com

Quale tema tratta il suo libro?

Si tratta di una raccolta di racconti di fantascienza, nata con un Bando di Concorso pensato con l’editore, che porta proprio il nome “Viaggi Interstellari”.

Perché pubblicare un libro su questo tema?

In Italia la fantascienza si è un po’ bloccata agli anni Settanta e Ottanta con i grandi scrittori dell’epoca, che ormai si pensa non possano più accettare sfide di piccolo calibro, anche per scrivere un solo racconto. Abbiamo avuto non poche difficoltà cercando di stimolare i grandi e tra loro una sola persona si è rimessa in gioco: Gabriella Scialdone.

Quali sono i lettori di riferimento ovvero chi si immagina che legga e possa trarre giovamento dal libro?

I lettori, saranno naturalmente il pubblico che ama la fantascienza, in primis coloro che amano i viaggi tra le stelle. Gli eredi di chi – come la sottoscritta – è nato e ha vissuto la prima infanzia divorando intere puntate di Star Trek, che hanno segnato generazioni di persone che sognavano di viaggiare tra le stelle e conoscere nuove civiltà. “Where no one has gone before” (all’inizio era “where no man as gone before, l’incipit è poi stato cambiato, perché la Federazione dei Pianeti Uniti non era solo composta da Uomini, ma da diverse forme di Vita). Ho divagato un po’, ma ameranno questa raccolta coloro che amano i viaggi per esteso in ogni loro forma, i viaggi intesi come scoperta di qualsiasi cosa: l’universo forse non sarà l’ultima frontiera, ma non avere un Pianeta B aiuterà a comprendere come viaggiare verso altri pianeti, appena scoperti, può anche dare un senso di speranza nel futuro che ci attende. Che – di fatto – è un po’ quello che fanno i libri e i film e le serie di fantascienza (non quella catastrofista per definizione), infonderci speranza nel futuro.

Quali sono gli elementi di innovazione che il libro esamina e sottolinea?

La tecnologia, la possibilità di viaggiare con tecniche sconosciute e che possono essere solo pensate adesso. La cosa bella della fantascienza è il poter pensare in avanti in merito a tecnologie che – in un futuro prossimo – potrebbero essere applicate.

In questo libro, ci si sposta all’interno di astronavi su ovuli magnetici o attraverso forme di pensiero scaricate tramite chip o ancora si viaggia in miliardi di anni su astronavi regolate da un computer che sviluppa un io cosciente, dopo essere stato “semplicemente” un’Intelligenza Artificiale. Non voglio svelare troppo, però…

Come si pone il libro nel dibattito culturale sul tema?

Sarebbe interessante stimolare un nuovo dibattito culturale su questo tema: pare che fantascienza faccia ancora rima con “autore straniero” e in Italia si suggerisca agli autori di scrivere sotto pseudonimo “statunitense”, perché almeno così il libro te lo acquista qualcuno. Vorrei rispondere con una battuta di Totò: “Ma mi faccia il piacere!”

Com’è nato il volume?

Tornando a una delle prime risposte, è nato grazie all’idea di indire un Bando di Concorso dello stesso titolo “Viaggi Interstellari”. Il bando è partito a luglio dello scorso anno e si è concluso a novembre. Ha avuto un ottimo riscontro, devo dire.

E’ stata una esperienza lunga, difficile, interessante la fase di stesura?

Mi ha tolto le parole di bocca: esatto. Non solo la fase di stesura. Ricordiamoci che prima ancora c’è la fase di lettura e critica degli scritti e che significa leggersi un libro o un racconto cercando di comprendere il punto dell’Autore, il livello di scrittura (e inevitabilmente qualcosa scappa), la novità dello scritto (in effetti si chiedevano inediti e ci è capitato di ricevere scritti già pubblicati) e molti altri punti che quando il libro è stampato inevitabilmente non si notano.

In un mondo distratto, una società liquida, perché fissare dei contenuti ancora nella forma di libro?

Il libro è cultura, non cambierà mai nella sostanza. Il libro attira, è fisico, lo leggi, lo tocchi, lo annusi, lo vivi. Finché hai in mano un libro quei piccoli segnetti nero su bianco avranno un significato. Non ha bisogno di pile, ricariche, non ha la retro illuminazione. È lì e lo leggi. E sta ponendo questa domanda alla persona più tecnologica al mondo: adoro la tecnologia, ma non toccatemi i libri. Niente kindle per me.

Quali sono i suoi autori di riferimento, a cui ha pensato durante la stesura del volume?

Gioco in casa: Isaac Asimov, Philip K. Dick, Poul Anderson e Arthur C. Clarke. Per le donne Gabriella Scialdone e Andre Norton

Nel volume lei fa riferimento a specifiche tecniche professionali che potrebbero essere utili a chi legge il volume?

Una sola: leggere con curiosità, senza pregiudizi ogni racconto. Poi lasciare un giudizio sul sito dell’editore, su Amazon, sul mio blog, su Twitter o sulla pagina Facebook dell’editore stesso per farci sapere cosa ne pensate. Non c’è cosa più bella dell’avere il riscontro del lettore.

Vuole citare qui un brano del libro che secondo lei è particolarmente significativo?

È difficile prendere una decisione tra sei racconti, così rubo a mani basse dalla quarta di copertina, fornendo al lettore lo spunto per una chiave di lettura migliore:

“La scoperta, relativamente recente, di pianeti extrasolari con alcune caratteristiche simili alla Terra fa pensare che in un futuro non così remoto potranno essere intrapresi dei viaggi per la loro esplorazione e forse anche colonizzazione.

Questa raccolta di racconti in cui compare anche un grande nome della fantascienza italiana, esplora con stili molto diversi la prospettiva di viaggio verso questi nuovi mondi.

A voi la postazione del capitano… e che il viaggio abbia inizio!”

Luoghi significativi del romanzo

Betanor, Nube di Oort, ISS, Houston, Trappist-1b, Trappist-1c, Trappist-1h, Cygnus-X3, Kepler-186f, Kepler 15443, Xwjug…

Ci sono altre domande significative per inquadrare correttamente il libro?

Solo una puntualizzazione: si tratta del primo volume della prima collana di Fantascienza Space & Science Fiction di in riga edizioni. Ne seguiranno altri.

Avete spunti per migliorare questa intervista?

È perfetta.