Descrizione
Fiumi di inchiostro sono stati scritti negli ottant’anni che dividono il presente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che si chiuse con il fungo atomico sopra Hiroshima e Nagasaki: parole scaturite dal ricordo, dal desiderio di narrazione, dalla classificazione di dati tecnici e scientifici, dalle riflessioni etiche e morali su quanto accaduto il 6 e il 9 agosto 1945. Un mosaico di testimonianze, informazioni, analisi, descrizioni e commenti che difficilmente riescono a rispecchiare ciò che risulta parzialmente inenarrabile e che viene ancora conservato nella memoria dei sopravvissuti o dei loro immediati discendenti.
Quanto avvenuto a Hiroshima e Nagasaki non è e non può rimanere un duplice episodio storico confinato entro i limiti dell’arcipelago nipponico o della guerra del Pacifico, perché ancora oggi ci interroga e ci chiama alla responsabilità .
Il Giappone, unica nazione ad avere subito gli effetti di un bombardamento atomico, ha sviluppato un rapporto ambivalente con il nucleare, diviso tra la necessità di preservarne la memoria storica e la scelta – supportata da motivazioni di carattere geopolitico ed economico – di non rinunciare a questa fonte energetica. Una scelta che ha avuto come drammatica conseguenza l’incidente di Fukushima del 2011, i cui effetti non si sono esauriti, e che ha riacceso il dibattito sull’utilizzo dell’immensa forza dell’atomo nei suoi risvolti energetici e bellici, ideali e strategici, riportando in primo piano i diritti degli hibakusha e la sorte del pacifismo nel Paese del Sol levante.















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