Il filo della conoscenza

La collana Il filo della conoscenza

diretta daLuigi Campanella
Franco Eugeni
Paolo Severino Manca
Luca Nicotra

Per comunicare con gli Autori scrivere a: matteo.lanfranchi@inriga.it

 

 

 

 

 


Proposta di nuovi titoli per la collana

Si prega di inviare una breve descrizione della proposta compilando il modulo.

L’Autore/i invia a tutti i Direttori della Collana il manoscritto del suo libro in un unico file word. Le figure, in alta risoluzione (almeno 300 dpi) devono essere inviate separatamente in uno dei formati digitali normalmente in uso (jpg, jpeg, tiff, bmp, ecc.).

L’Autore/i deve inviare anche un suo breve profilo biografico,  una sua fotografia a mezzo busto e la sinossi del libro, che compariranno  in quarta di copertina


La Collana Il filo della conoscenza pubblica saggi e testi impostati con particolare attenzione a una visione globale, ai riferimenti interdisciplinari, alle idee generali piuttosto che a spesso fuorvianti dettagli. Senza rinunciare al rigore scientifico dei contenuti, privilegia l’esposizione piana e scorrevole che non abusa di una terminologia pesante e astrusa. Le tematiche sono tutte le scienze sperimentali e d’osservazione, la matematica, la storia della scienza, la filosofia della scienza, nonché la filosofia in generale e nei suoi rapporti con le scienze, ogni disciplina che possa apportare contributi alla conoscenza.


Il logo della collana è la lettera (vau) dell’alfabeto fenicio, aramaico, ebraico, siriaco e arabo. Il suo significato è “estensione e unificazione” simboleggiata dalla sua forma ad uncino. Ogni parte della realtà ha uncini, agganci con ogni altra parte o dettaglio. Questo è anche il significato della Collana.

 


Comitato scientifico

Comitato scientifico
Prof.ssa Angela Ales Bello
Professore Emerito di Storia della Filosofia Contemporanea presso la Pontificia Università Lateranense a Roma
Prof. Luigi Balis Crema
Già Professore Ordinario di Strutture Aeronautiche all’Università “Sapienza” di Roma.
Prof. Giordano Bruno
Professore incaricato di Matematica per il design all’ Universitas Mercatorum – Roma. Già professore di Analisi Matematica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università “Sapienza” di Roma.
Prof. Gian Italo Bischi
Professore Ordinario di Matematica Generale all’Università “Carlo Bo” di Urbino.
Prof. Luigi Campanella
Professore Ordinario di Chimica Analitica e di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”.
Prof. Ferdinando Casolaro
Già Professore di Matematica e Fisica nei licei – Napoli
Prof. Mario De Paz
Già Professore Associato di Fisica all’Università di Genova
Prof. Franco Eugeni
Già Professore Ordinario di Analisi Matematica, di Geometria Analitica e di Filosofia della Scienza presso varie università.
Dott. Ferdinando Gargiulo
Medico e scrittore – Roma.
Prof. Paolo Severino Manca
Già Professore Ordinario di Matematica Finanziaria all’Università di Pisa.
Ing. Luca Nicotra
Ingegnere e divulgatore scientifico – Direttore responsabile delle riviste «ArteScienza», «ArteScienza_magazine», «Bollettino dell’Accademia di Filosofia delle Scienze Umane», «Periodico di Matematica» –  Roma.
Prof. Pierandrea Lo Nostro
Professore Associato di Chimica Fisica all’Università di Firenze e direttore della rivista «Substantia» International Journal of the History of Chemistry.
Prof. Ezio Sciarra
Già Professore Ordinario di Sociologia presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara.
Prof.ssa Antonella Colonna Vilasi
Responsabile del Centro Studi sull’Intelligence – UNI, Ente di ricerca legalmente riconosciuto dal MIUR, MISE e dalla Commissione Europea.


Principali norme redazionali della collana

Scarica qui il file delle norme redazionali dettagliate

VIRGOLETTE

A) Si scrivono tra virgolette doppie all’italiana o caporali « » all’interno del testo:

    • le citazioni in linea con il testo (vedi CITAZIONI);
    • i discorsi diretti;
    • le testate di periodici («L’Espresso») ma non di giornali

« » si ottengono mantenendo premuto Alt e componendo rispettivamente 174 o 175 sul tastierino numerico.

Ricordiamo che il punto fermo va generalmente fuori dalle virgolette (». E non .»), anche se all’interno c’è già un punto interrogativo, esclamativo o i puntini di sospensione.

B) Si scrivono tra virgolette doppie all’inglese (“ ”):

    • le citazioni all’interno di citazioni. Esempio: Platone scrisse: «Un giorno Socrate disse: “Questo è un uomo”»;
    • le parti pensate quando vanno distinte dal discorso diretto. Esempio: “Devo andare via” pensò Luigi tra sé e sé mentre intanto le diceva: «Resta, parliamo ancora»;
    • le parole o frasi evidenziate in quanto:
      • usate in senso ironico o prescindendo dal loro significato letterale (esempio: i “poveri” statunitensi possiedono soltanto un’automobile ciascuno);
      • usate per esprimere un concetto particolare (il concetto di “rinascita”, l’idea del “bello”);
      • di uso comune alle quali si vuole dare una particolare enfasi (da usare con moderazione);
      • espressioni figurate o gergali (sciopero “a singhiozzo”);
      • le testate dei quotidiani (“la Repubblica);
      • titoli di capitoli o parti di libri citati (nel capitolo “Aristotele nel Medioevo” parleremo di…);
      • titoli di convegni, seminari, conferenze o interventi;
      • denominazioni aggiunte a scuole, associazioni, musei, ecc. (il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi”, il Circolo culturale “Cesare Pavese”, il liceo statale “Giacomo Leopardi”, l’ospedale “Sandro Pertini”, ecc.; ma: l’Accademia di Brera, il Teatro alla Scala).

C) Le virgolette singole o apici (‘ ’) non si usano

D) Per esprimere minuti e secondi si usano le stanghette dritte (Bartali giunse a 1’45” da Coppi).

SOTTOLINEATURA

Non si usa mai per evidenziare parole o frasi (si usano le virgolette doppie all’inglese “ ” ). Si usa nei testi scientifici per intestazione dei teoremi e delle dimostrazioni: Teorema N.1, Dimostrazione N.1

GRASSETTO

Il grassetto non si usa mai nel corpo testo, ma soltanto nei titoli dei capitoli e dei paragrafi.

CORSIVO

Si scrivono in corsivo:

  • i titoli di libri, di articoli di giornale e di rivista, di poesie, di racconti, di opere d’arte, di canzoni, di opere liriche, di film, di trasmissioni radiofoniche e televisive;
  • le parole straniere non di uso comune nella lingua italiana. Esempi: Weltanschauung, cherchez la femme; ma non: film, festival, computer, ecc. perché di uso ormai integrato nella lingua italiana;
  • le denominazioni scientifiche delle scienze naturali;
  • in alcuni contesti particolari, termini tecnici o specialistici;
  • i titoli di brani musicali, tranne l’indicazione strumentale e il numero d’opera. Esempi: Sonata in la minore per pianoforte 310; Quinta Sinfonia in do minore op. 67; Sonata quasi una fantasia in do minore Al chiaro di luna per pianoforte n. 14 op. 27 n. 2;
  • i nomi propri di aeroplani, navi e divisioni

SEGNI DI INTERPUNZIONE

A) Dopo p. e pp. va uno spazio. Tutti i segni di interpunzione, compreso il punto di abbreviazione, vogliono uno spazio dopo e mai prima.

B) Non si usa mai il punto alla fine di titoli (di parti, di capitoli, di sottocapitoli).

C) Le sospensioni del discorso prevedono l’uso di tre

D) I tre puntini di omissis tra parentesi quadre […] indicano tagli nel testo citato; […] non va però messo né al principio né alla fine della citazione, ma soltanto all’interno.

E) Quando si usano le parentesi, i segni di punteggiatura vanno dopo la chiusura della parentesi (eccettuati i punti esclamativi, interrogativi e di sospensione legati logicamente al testo dentro la parentesi).

F) Se “ecc.” si trova a fine frase il punto fermo non va ripetuto (esempio: e non : ecc..).

G) Attenzione alla posizione della virgola: è inaccettabile che cada tra soggetto e verbo o tra verbo e complemento oggetto, tranne nel caso che sia presente una frase incisiva o subordinata posta però tra due virgole. Esempi: Andare al mare con la mia fidanzata, nelle calde giornate estive, è una delle cose che preferisco, ma non: Andare al mare con la mia fidanzata, nelle calde giornate estive è una delle cose che preferisco.

H) Nelle elencazioni introdotte dai due punti ogni punto elenco finisce con il punto e virgola; il nuovo punto elenco inizia con la minuscola. Il punto fermo va messo alla fine di tutto l’elenco.

 

PAROLE ACCENTATE

A)  L’accento sulle vocali a, i, o, u è sempre grave: à, ì, ò, ù.

B) La vocale “e” in fine di parola ha generalmente l’accento acuto. Esempi: perché, finché, poiché, alcunché, benché, acciocché, sé (quando non precede “stesso” e “medesimo”), né (quando è negazione), poté, combatté, trentatré. In alcuni casi la “e” in fine di parola ha l’accento grave “è”: cioè, caffè, tè (bevanda), piè (di pagina), ahimè, Mosè, le parole derivate dal francese (es.: lacchè).

G) La È maiuscola usata a inizio frase, come terza persona singolare del presente indicativo del verbo essere, ha l’accento e non l’apostrofo (E’). Esempi: «È andata via» e non: «E’ andata via». La È si ottiene mantenendo premuto Alt e componendo 212 sul tastierino numerico.

APOSTROFO, ELISIONE

B) Non si apostrofano mai “tal” e “qual” (es.: tal è; qual è).

C) Si usa l’apostrofo con la curva verso destra (’) e non verso sinistra (‘) nelle date in sostituzione del millennio o del secolo. Esempi: sono nato nel ’55; la guerra del ’15–18. Per evitare due apostrofi di seguito, non si mette invece l’apostrofo prima della cifra preceduta dalla curva verso destra (’): la battaglia dell’84 (non dell’’84).

TRATTINI

Si usano per parole composte, parole doppie, per gli incisi, per le elencazioni e i dialoghi in narrativa.

MAIUSCOLO–MINUSCOLO

C) Nel discorso diretto si usa l’iniziale maiuscola. Esempio: Galileo dichiarò: «La Terra è rotonda!».

D) I nomi di popolazioni si scrivono con l’iniziale minuscola (es.: i francesi, gli europei). Si possono scrivere maiuscoli i nomi di popolazioni del passato (gli Inca, gli Etruschi) o di tribù indigene poco note (gli ’Ngala).

E) Le denominazioni proprie di uno Stato e dei suoi enti, le denominazioni ufficiali di organi governativi, giuridici e amministrativi si scrivono con le iniziali maiuscole.
Esempi: la Repubblica Ceca, la Regione Piemonte, il Consiglio dei Ministri, il Comune di Napoli, la Questura di Roma, il rapporto tra Stato e Chiesa.
Si usa invece l’iniziale minuscola quando non si tratta di denominazioni ufficiali e le parole sono usate in modo generico o al plurale.
Esempi: il governo Craxi, le regioni settentrionali, i comuni dell’hinterland, il questore di Roma, il consiglio d’istituto, il comitato direttivo.

F) Le denominazioni di partiti politici si scrivono con le iniziali maiuscole. Esempi: la Democrazia Cristiana, Partito Comunista, la Lega Lombarda.

G) I titoli civili e onorifici, nobiliari e accademici, i titoli professionali, religiosi e militari si scrivono tutti, preferibilmente, con l’iniziale.
Esempi: conte, dottore, prefetto, ministro, vescovo, ingegnere, avvocato, ecc.

H) Le denominazioni di scuole, associazioni, teatri, quando si riferiscono a una specifica scuola, ecc. si scrivono con l’iniziale maiuscola mentre si scrivono minuscole quando sono usate in senso generale.
Esempi: il Politecnico di Milano, l’Università “La Sapienza”, Teatro Argentina; Luigi frequenta l’università a Bari.

I) Le denominazioni ufficiali di unità didattiche e di corsi universitari vanno scritte con l’iniziale Esempi: l’Istituto di Patologia generale dell’Università di Torino, il corso di Filosofia teoretica; ma: l’insegnante di lettere, l’ora di inglese.

L) Le denominazioni di festività si scrivono con l’iniziale maiuscola: il Primo Maggio, l’Epifania, I mesi si scrivono però in minuscolo: Torno a settembre.

M) Le denominazioni di periodi o fatti storici si scrivono con l’iniziale maiuscola. Esempi: il Giurassico, il Medioevo, le Cinque Giornate; maiuscoli vanno pure gli appellativi e i soprannomi di personaggi storici: Filippo il Bello, Tarquinio il Superbo.

N) Le denominazioni di movimenti artistici, di pensiero e letterari che si sono costituiti come tali (il Dadaismo, l’Impressionismo) così come gli appellativi derivanti da antonomasia (il Piccolo Caporale, il Generalissimo) vogliono l’iniziale maiuscola.

O) Si scrivono con la minuscola i corpi e i gradi militari, così come santo/santa/san quando non facciano parte della denominazione di una chiesa o di toponimi: la vita di san Bernardo; ma: il passo del Gran San Bernardo, i mosaici di Sant’Apollinare in Classe.

P) I secoli, i decenni e gli anni si scrivono con l’iniziale maiuscola: l’Ottocento, gli anni Venti, il Sessantotto.

Q) I punti cardinali e i sostantivi ad essi correlati si scrivono con l’iniziale maiuscola solo quando indicano un specifica regione geografica: l’Italia del Nord, il Mezzogiorno, l’Oriente; ma: vado verso nord, il sole sorge ad est.

NUMERI

A) Si scrivono in lettere:

  • i secoli, i decenni, i periodi storici, con l’iniziale maiuscola (il Seicento, in luogo di ’600; gli anni Trenta, in luogo di anni ’30);
  • i modelli di automobili con l’iniziale maiuscola (la Cinquecento);
  • le piccole quantità numeriche (tre, dieci);
  • le grandi cifre approssimative (due miliardi);
  • le grandezze accompagnate da unità di misura scritte per esteso (pesa quasi un quintale, dista circa quaranta chilometri).
  • quando sono seguiti da nomi di persona o cosa (tre passeggeri, diciassette aerei).

B) Si scrivono in cifre indo-arabe:

  • le date, escludendo il “primo” del mese (il 15 aprile 1997; il primo agosto). Il mese si scrive per esteso e con l’iniziale minuscola;
  • le date che indicano anni storici particolari per i quali si ammette la forma abbreviata con l’apostrofo (il ’48, il ’68);
  • le grandi quantità numeriche (1.234.000);
  • tutte le cifre accompagnate da unità di misura, che va posta sempre dopo il numero, preceduta da uno spazio e senza punto (3000 $; 1,3 kg; 57 cm);
  • i numeri di capitolo o di paragrafo nei rimandi all’interno del testo. Esempio: Come vedremo nel paragrafo 3.1;
  • i numeri civici, di telefono,;
  • gli orari precisi (il treno delle43);
  • i numeri nelle elencazioni (la biblioteca contiene 12 libri di filosofia, 3 di storia, 6 di fisica);
  • il numero dei tomi e dei volumi di un’intera Esempio: C. DOSSI, Note azzurre, 2 vol., Adelphi, Milano 1964; ma: C. DOSSI, op. cit., vol. I, p. 42;
  • i numeri non vanno mai divisi, a fin di riga, dall’abbreviazione dell’unità di misura cui fanno riferimento;
  • il puntino si usa per distinguere gli ordini di grandezze dei numeri (1.450;500)
  • l’età (ho 25 anni).

ABBREVIAZIONI, SIMBOLI, SIGLE

A) Le abbreviazioni, a eccezione di ecc., a. C. e d. C., vanno usate il meno possibile; se ne fa generalmente uso soltanto all’interno di parentesi, nelle note e negli apparati bibliografici.

B) Gli acronimi vanno scritti in maiuscolo senza punti (USA, ONU, USL e non: U.S.A. ecc.) .

C) Le sigle delle unità di misura si scrivono senza il punto (kg, m, km/sec).

D) Se una frase si chiude con un’abbreviazione puntata (ecc., , d. C.) non va aggiunto un secondo punto.

PAROLE STRANIERE

Le parole straniere non di uso comune vanno in corsivo mentre quelle entrate nell’uso comune della lingua italiana vanno in caratteri normali e non prendono la desinenza del plurale. Esempi: i film, i box, i pub e non: i films, i boxes, i pubs.

CONGIUNZIONI E, ED

Si usa sempre “e”, ma si usa “ed” davanti a parola che inizia con e.

PREPOSIZIONI A, AD

Si usa sempre “a”, ma si usa “ad” davanti a parola che inizia con a.

NOTE A PIE’ DI PAGINA E RIFERIMENTI

Le note a piè di pagina non devono contenere riferimenti bibliografici ma soltanto osservazioni e approfondimenti non inseriti nel corpo testo, come qui indicato a titolo di esempio.1

I numeri di rimando alle note devono essere scritti come apici di seguito al termine cui si riferiscono se non vi sono segni di punteggiatura. In caso contrario, devono essere scritti come apici dopo il segno di punteggiatura. Esempi:

coltura1
coltura;1
coltura,1
coltura:1
coltura.1

FIGURE

Le figure devono essere ottenute sempre da immagini ad alta risoluzione (≥ 300 dpi). L’autore deve fornire anche, a parte, tutte le immagini in uno dei formati digitali (jpg, jpeg, tiff, ecc.).

CITAZIONI

Le citazioni possono essere in linea con il testo oppure non in linea con il testo.

Citazioni in linea con il testo

Sono citazioni non troppo lunghe e inserite in modo tale da integrare lo stesso testo (parole di altri fatte proprie dall’autore). Esse devono essere poste in caratteri normali entro le virgolette doppie all’italiana « », come nell’esempio che segue.

Ancora da Calvino possiamo trarre saggi ed equilibrati insegnamenti su come divulgare senza tradire troppo i contenuti del linguaggio «dotato di peso», alleggerendolo con una leggerezza che però «si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso» (Calvino, 1993, p.20), scrivendo dunque in maniera comprensibile anche a non specialisti, ma conservando un certo rigore nel linguaggio e nei contenuti.

_____________________________

1 La parola “integrale” fu introdotta per la prima volta da Jacques Bernoulli (Acta Erudita, 1690, p.217), mentre la notazione di integrale definito  fu introdotta da J. B. Joseph Fourier (Th. de la Chaleur, Paris, 1822, par. 231).

Le citazioni all’interno di citazioni utilizzano le virgolette doppie all’inglese , come nel seguente esempio:

Platone scrisse: «Un giorno Socrate disse: “Questo è un uomo”».

Citazioni non in linea con il testo

Sono citazioni generalmente lunghe che non costituiscono un naturale proseguimento della frase dell’autore dello scritto ma servono per rafforzare o precisare il suo pensiero con parole di un altro autore affermato. Devono essere scritte in caratteri normali più piccoli del corpo testo, senza virgolette, centrate e rientrate di 1 cm a destra e a sinistra, introdotte da due punti, come nell’esempio che segue:

Nella lettera di introduzione alla sua opera Sulla sfera e il cilindro inviata a Dositeo, Archimede menziona alcuni risultati principali delle sue ricerche su aree e volumi (Frajese, 1974, pp. 69-72):

Antecedentemente ti mandai per iscritto, insieme alla dimostrazione, [la seguente] tra le cose che avevo considerato: che ogni sezione compresa da una retta e da una sezione di cono rettangolo [= parabola] supera di un terzo il triangolo avente la stessa base della sezione e uguale altezza.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Tutte le citazioni devono riportare la fonte da cui sono tratte, secondo lo standard APA (Autore, Anno pubblicazione, pagine).

I riferimenti bibliografici devono seguire lo standard APA e non devono essere posti in note a piè di pagina.

CREAZIONE DELLA BIBLIOGRAFIA SECONDO LO STANDARD APA

 Citazioni bibliografiche all’interno del testo

Nel punto corrispondente del testo si inseriscono fra parentesi tonde: (Cognome dell’autore, Anno di pubblicazione, eventuale numero della/e pagina/e) come nel seguente esempio:

Lo scritto più antico che ho preso in considerazione è quello di Marin Mersenne. Nella sua proposition VIII egli si accinge a «expliquer la figure, la fabrique, l’accord & l’usage de la Viole» (Mersenne, 1636, p. 190).

  • Se gli autori sono due si citano entrambi sia nella prima citazione sia in quelle successive:

Prima citazione
(Walker & Allen, 2009)

Citazioni successive
(Walker & Allen, 2009)

  • Se gli autori sono da tre a cinque, si indicano tutti i nomi nella prima citazione e soltanto il nome del primo autore seguito dall’abbreviazione “et al.” nelle citazioni successive:

Prima citazione
(Bradley, Ramirez, & Soo, 1999)

Citazioni successive
(Bradley et al., 1999)

  • Se gli autori sono da sei in su si indica il nome del primo autore seguito dall’abbreviazione “et al.” in tutte le citazioni.
  • Se si citano più opere di diversi autori, si indicano tra parentesi tutti i riferimenti separati dal punto e virgola, in ordine alfabetico per autore:

… come dimostrato in studi recenti (Berkowitz et al., 2003; McDuffie et al., 2002). Citazioni bibliografiche in Bibliografia

Al temine del documento è necessario compilare una bibliografia contenente i riferimenti completi, ordinata alfabeticamente per autore e per uno stesso autore in ordine cronologico di pubblicazione. Il nome del luogo di pubblicazione deve precedere quello della casa editrice ed è separato da questo dai due punti ”:”

  • Se gli autori sono più di uno devono essere indicati tutti:
    Ambrosanio M.F., M. Bordignon, U. Galmarini e P. Panteghini (1997). Lezioni di teoria delle imposte. Milano: Etas Libri.
  • Se di un autore vengono citati più titoli diversi pubblicati nello stesso anno, occorrerà distinguerli con lettere dell’alfabeto:
    Artoni, R. (1999a), Elementi di scienza delle finanze, I edizione. Bologna: Il Mulino.
    Artoni, R. (1999b), Lezioni di scienza delle finanze, I edizione. Bologna: Il Mulino.
  • I titoli dei libri compaiono in corsivo:
    Artoni, R. (1999a), Elementi di scienza delle finanze, I edizione. Bologna: Il Mulino.
  • I titoli di articoli o saggi facenti parte di riviste o pubblicazioni periodiche o libri collettivi compaiono in caratteri normali mentre in corsivo viene messo il nome della rivista o del periodico o del libro collettivo:
    Cerasoli M., Eugeni F., Rizzi B. (1983). Sulla probabilità del k-MCD di m naturali scelti a caso. Rend. di Matematica, v.3, serie VII, (Roma), pp. 367-379.

Maggiori indicazioni su come comportarsi in casi particolari sono disponibili nelle norme APA facilmente reperibili su internet.

Bibliografia (esempio di bibliografia)

BERARDI L., EUGENI F., INNAMORATI S. (1902). Generalized Designs, linear spaces, hypergroupoids and algebraic Cryptography. Proceedings of 4-th International Congress on Algebraic Hyperstructures and Applicatins, Xanthy, Greece, pp 15-25.

BERARDI L., EUGENI F., INNAMORATI S. (1992). Remarks on hypergroupoids and Cryptography. Journal of Combinatorics, Information &System Sciencies, vol. 17, n.3-4, pp. 217-231.

CALVINO I. (1993). Lezioni americane. Milano: Oscar Mondadori. CAMMARATA S. (1994). Sistemi Fuzz. Bologna: Etaslibri.

CERASOLI M., EUGENI F., RIZZI B. (1983). Sulla probabilità del k-MCD di m naturali

scelti a caso. Rend. di Matematica, v.3, serie VII, (Roma), pp. 367-379.

CICCHITELLI G. (1984). Probabilità e Statistica. Perugia: Maggioli . FRAJESE A. (cur.) (1974). Opere di Archimede. Torino: UTET.

MERSENNE Marin (1636). Harmonie universelle, contenant la theorie et la pratique de la musique.

Paris: S. Cramoisy.