Augusta Zenzocchi, Veronica Balboni, Alfonso Montanari – Appennino ‘erotico’

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Augusta Zenzocchi  Veronica Balboni  Alfonso Montanari, Appennino erotico’. Scene di vita ingenue e piccanti di ieri

ISBN 9788893644440, Euro 15,00 17×24,4, 128 pp.

Dopo il successo delle Storie dell’Appennino in trattoria, Augusta Zenzocchi, Alfonso Montanari e Veronica Balboni sono tornati per servirci un menù di racconti erotici à la carte. E noi, ben volentieri, siamo pronti ad assaggiare le loro portate di carnalità salace e piccante. Pietanze gustose, semplici, genuine, a chilometro zero ma soprattutto leggere, condite con ironia e un pizzico di nostalgia.

Sullo sfondo troviamo monti dai nomi pagani: c’è Monte Venere – o di Venere, lo si permetta –, che evoca letterariamente l’omonimo delta in cui confluivano i racconti erotici di Anaîs Nin; ed ecco il Monte Adone, presidio di una virilità ancora decisamente ruspante, non problematica, per nulla incline ad ammorbidirsi – honni soit qui mal y pense – né a confondersi tra le spire fluide della modernità urbana.

Tra Bologna e Firenze, in luoghi fino all’altro ieri isolati nel tempo e nello spazio, qui prende vita un decamerone di incontri e di amplessi riusciti o falliti, leciti e illeciti, poco importa. Quel che conta è la tradizione orale, che grazie alla sapienza degli autori giunge fino a noi e ci riconsegna una fotografia ingiallita di come si amava tra i boschi, nei campi e nelle stalle, in povertà e agli albori del boom economico. Amori consumati in case di pietra senza il riscaldamento, in letti enormi di castagno dalle lenzuola ruvide, rese confortevoli grazie al prete e alla suora, attrezzi dai nomi allusivi che la dicono lunga su come la carnalità di quella gente semplice fosse in armonia con la loro religiosità. Un piccolo mondo scomparso, dove di certi incontri amorosi nessuno sapeva ma tutti li conoscevano, nessuno ne parlava ma tutti ne raccontavano alla sera, nei cortili e nelle osterie, aggiungendo ai ricordi particolari alterati. Così, un nome o una situazione potevano diventare leggendari, e anche a distanza di decenni le genti dell’Appennino continuavano a rendere loro l’onore di un sorriso, come noi possiamo fare oggi.

Sabina Borgatti