Descrizione
Marchio d’infamia o opera d’arte? In Giappone il tatuaggio è stato entrambe le cose, spesso nello stesso momento.
Dalle figurine in argilla del periodo Jōmon ai grandiosi horimono che trasformano il corpo intero in una superficie decorativa, la pratica del tatuaggio giapponese attraversa millenni di storia cambiando continuamente significato: punizione corporale, simbolo di appartenenza, dichiarazione estetica. Ancora oggi, mentre gli irezumi dei maestri horishi sono tra i più ammirati al mondo, in patria rimangono ufficialmente stigmatizzati — un paradosso che questo volume esplora nelle sue radici storiche e culturali.
Il viaggio si sviluppa lungo l’intero arcipelago, da Hokkaidō a Okinawa. Nella prima parte, Susanna Marino ricostruisce l’evoluzione del tatuaggio nella cultura dominante — dalle origini al periodo Edo, quando nasce il tatuaggio decorativo che conosciamo, mentre Andrea Pancini, partendo dal divieto di fine Ottocento ne analizza l’evoluzione nella società moderna e contemporanea, tra stigma sociale, politiche termali e nuove rivendicazioni identitarie. La seconda parte del volume si spinge ai margini geografici e culturali del Giappone: lo shinuye degli Ainu, legato a riti di passaggio femminili, e gli hajichi delle isole Ryūkyū, entrambi soppressi dalla modernizzazione Meiji e oggi al centro di un fragile revival.
Corredato da un ricco apparato iconografico e da codici QR che rimandano a video e documentari, il volume si rivolge a studiosi di cultura giapponese, appassionati di body art e a chiunque voglia comprendere come un segno sulla pelle possa raccontare la storia di un intero Paese.













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