Descrizione
In uscita il 16 febbraio 2026.
In questo volume Alessandro Cervellati – illustratore e instancabile esploratore delle tradizioni popolari – ricostruisce con rigore e passione la nascita e l’affermazione delle maschere italiane, restituendo loro la vitalità, la complessità e il potere simbolico che le hanno contraddistinte durante tre secoli di teatro popolare.
Attraverso disegni originali, ricerche d’archivio e un’attenzione costante alle fonti, Cervellati restituisce alle maschere – Arlecchino e Colombina, Pantalone, Balanzone, il Capitano e moltissime altre– il loro autentico spirito: organismi vivi, archetipici ma anche talora caratterizzazioni mutevoli, capaci di attraversare piazze, dialetti, culture e di riflettere le tensioni tra individuo e collettività, tra volto e travestimento.
Nell’Introduzione a questa nuova edizione in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Alessandro Cervellati, la giovane attrice Francesca Iaccarino ci dà una chiave di lettura contemporanea dell’opera di Cervellati: «Questo libro non è soltanto una ricostruzione storica: è un caldo invito a riconsiderare il ruolo della trasmissione culturale attraverso la Commedia dell’Arte oggi, in un’epoca in cui la rappresentazione dell’identità individuale e collettiva è sempre più fluida e mascherata. Basti pensare ai social media o alla comunicazione politica contemporanea: tornare a riflettere sulle “maschere” teatrali significa interrogarsi sul senso profondo dell’identità, del travestimento, della verità scenica».
Un’opera dedicata a coloro che si interessano di teatro, arte, storia e cultura popolare, antropologia e sociologia.
A cinquant’anni dalla morte di Alessandro Cervellati (1892-1974) questa collana, diretta da Carlo Pelagalli, ricorda l’opera di uno dei più prolifici artisti, scrittori e storici bolognesi, noto per la sua poliedrica attività come testimone della vita culturale bolognese. Nato l’8 marzo 1892, la sua carriera fu segnata da una vita movimentata (da “scavezzacollo”). Studiò a Bologna all’Accademia delle Belle Arti: durante la Prima guerra mondiale servì come bersagliere; rientrato a Bologna partecipò al movimento futurista, al quale contribuì con disegni e articoli satirici. Si distinse per il suo lavoro come docente alle scuole Aldini, poi come illustratore di libri per bambini e come artista. Negli anni della maturità dedicò le sue energie a raccogliere e sistematizzare la storia del folklore e della tradizione bolognese con una vasta serie di saggi sul costume bolognese da lui stesso illustrata. Collaborò con diverse testate locali e nazionali, scrivendo articoli legati alla vita quotidiana e documentando con grande minuziosità il mondo del circo e dello spettacolo. In questi anni si affermò anche come artista e illustratore, contribuì all’organizzazione di mostre documentarie sui burattini e il circo, anche in collaborazione con il Museo Civico di Bologna e altre istituzioni culturali cittadine.








